Le tartarughe marine potrebbe diventare l'emblema del Paese al fine di diffondere il turismo, come proposto dal workshop di presentazione del "Piano nazionale per la conservazione della Tartaruga di mare a Capo Verde".
La conservazione delle specie marine potrebbe anche essere inserita nei programmi scolastici. "Il piano nazionale per la conservazione delle tartarughe marine a Capo Verde" entrerà in vigore entro la fine di quest'anno e sarà reso noto in tutte le isole, nei prossimi mesi" riferisce il coordinatore del progetto, Sónia Araújo.
Ogni anno centinaia di tartarughe arrivano a Capo Verde per riprodursi. Molte sono vittime della popolazione che le uccide per mangiarle e distrugge le loro uova. Inoltre, molti turisti e amanti del quad, circolano sulle spiagge distruggendo i nidi delle tartarughe.
Capo Verde ospita cinque delle sette specie di tartarughe di mare esistenti al mondo ed è oggi la
seconda meta per la deposizione delle uova. Le specie che sono presenti nella maggior parte delle spiagge di Capo Verde sono le "Caretta caretta"; non sono sulla lista degli animali in pericolo di estinzione a breve termine, ma il rischio è alto perchè spesso vengono uccise anche dai pescatori.
L'uccisione di tartarughe è stata vietata nei mesi che vanno da giugno a febbraio dal 1997 e dal 2002 il divieto è stato esteso a tutto l'anno, ma ancora ne vengono uccise molte decine, in quasi tutte le isole.
Il piano per la conservazione della tartaruga vuole "promuovere un atteggiamento favorevole alla conservazione della specie" e "ridurre le pratiche illegali di cattura, la commercializzazione e il consumo di tartarughe marine e dei loro derivati".
Il governo vuole saperne di più sulle tartarughe marine e le loro abitudini e intende coinvolgere la popolazione in azioni di conservazione, perché le tartarughe "sono attualmente a rischio di estinzione a causa della forte impatto causato principalmente dall'uomo".
Oltre a vietare l'uccisione delle tartarughe, Capo Verde ha ratificato la Convenzione sulla Diversità Biologica del 1995 e dal 2005 fa parte della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES).
Fonte: asemana.cv